salta la barra Stai navigando nel sito: Scuole Prato / I.P.S.S.C.T.S.P. "Francesco Datini" / Studenti / Progetto "Memoria"
Barra di navigazione nei 5 indirizzi di studio Indirizzo grafico Indirizzo economico aziendale Indirizzo Servizi Sociali Indirizzo Turistico Indirizzo Alberghiero

ISTITUTO - ORGANIGRAMMA - P.O.F. - DOCENTI - STUDENTI - CORSI ADULTI - I.F.T.S. - IN EUROPA - CERCA LAVORO

R.S.U. - PATENTE EUROPEA COMPUTER - LINK UTILI - I.F.S. - EVENTI E INIZIATTIVE - SCADENZE - REGISTRO ELETTRONICO

Torna alla Homepage

Progetto "Memoria"


Fascistizzazione: La propaganda

Manifesto fascista con Balilla

La storia ci insegna che i mezzi di comunicazione possono essere usati per ottenere consenso politico. Infatti, col tempo, e specie negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, il fascismo completò la propria edificazione in regime totalitario,e ogni residua libertà politica e sindacale venne a cessare.
Progressivamente il fascismo cercò di irreggimentare tutta la società italiana al fine di ottenere assoluta obbedienza al suo Duce. Fu persino cambiato il calendario numerando gli anni dall’inizio dell’era fascista – 1922- e il fascio littorio divenne l’emblema dello stato. Le giovani generazioni, con la riforma dell’istruzione non avrebbero conosciuto altra ideologia all’infuori di quella voluta dallo stato fascista.
Tuttavia, più che le idee, innovative furono le tecniche di condizionamento con le quali i grandi interessi che stavano dietro l’ideologia e il regime totalitario fascista che riuscirono a imbrigliare in una fitta rete di coercizioni non solo i ceti medi ma anche il proletariato: la pubblicità, i giornalini a fumetti, la radio e il cinema, le celebrazioni e le manifestazioni di massa, i “dialoghi dal balcone” del Duce con il “popolo italiano” radunato in piazza, la valorizzazione del lavoro manuale attraverso le molteplici interpretazioni del Duce. I nuovi mezzi di comunicazione, in primo luogo la radio, consentivano di raggiungere direttamente tutti gli italiani nelle proprie case. I discorsi del Duce venivano trasmessi simultaneamente nelle scuole, nelle officine,nelle piazze di tutto il Paese, attraverso altoparlanti ed erano percepiti come veri e propri eventi a cui si assisteva di persona. Ma un ruolo ancora più rilevante ebbero gli strumenti di comunicazione visiva: il cinema, la fotografia, i fumetti per la gioventù e le vignette satiriche, le cartoline postali, la pubblicità e i manifesti.
La stampa fu progressivamente imbavagliata mediante censura, sospensioni delle pubblicazioni, sequestri, allontanamento coatto di direttori non graditi all’autorità. La pubblicità durante il fascismo, aveva, quindi, uno stile piuttosto decisivo: il prodotto deve essere acquistato perché italiano.
La forza del messaggio derivava da una duplice e complementare valenza: quella pubblicitaria del capitale che traeva profitto dal mercato assistito dallo Stato, e quella propagandistica del regime totalitario, che improntava ogni aspetto della vita economica, sociale e culturale. Fin dal 1931 il regime impartì alla stampa direttive molto precise, ingiungendo di improntare ogni giornale a “ottimismo, fiducia e sicurezza nell’avvenire” eliminando invece le “notizie allarmistiche, pessimistiche, catastrofiche e deprimenti”. Si cominciava a segnalare nel dettaglio non solo quali notizie dovevano essere censurate, ma soprattutto come si dovesse dare l’informazione: “le fotografie di avvenimenti e panorami italiani dovevano essere sempre esaminate dal punto di vista politico”.
Le immagini di Mussolini e dei gerarchi fascisti comparivano quasi tutti i giorni, insieme a quelle delle “opere” e delle “realizzazioni” del regime, altrettanto frequenti erano le illustrazioni che esaltavano il combattivo ardore della nuova Italia fascista, la sua forza militare, la sua prosperità economica, la sua dinamica energia e la sua laboriosità indefessa, il suo senso di disciplina interna. Le disposizioni della stampa costituivano uno strumento propagandistico culturale di fondamentale importanza che toccava ogni aspetto della vita italiana e ne dettava i modelli comportamentali.
A partire dagli anni ’30 anche i fumetti si andavano fascistizzando nei personaggi e nei soggetti, fino a raggiungere alla completa autarchia delle storie nel 1938 – 1939, quando i popolari fumetti di importanza americana ancora presenti vennero banditi drasticamente dalle pagine della nostra stampa. Il Corriere dei Piccoli, Il Balilla, L’Avventuroso e numerosi altri albi a fumetti seguirono disciplinatamente le direttive del regime: comparvero, infatti, storielle per i lettori più piccoli con strofette in versi che avevano per protagonisti vari giovinetti con la divisa nera dei balilla, che durante le loro avventure beffavano i vari avversari dell’Italia fascista. L’immagine del Duce era, comunque, ormai onnipotente e onnipresente: Mussolini era fotografato mentre trebbiava a torso nudo, fondava città con l’aratro, cavalcava focosi destrieri, pilotava bimotori o veloci automobili da corsa. Ma il documento fotografico doveva anche comprovare il rapporto d’amore e di identificazione tra il Duce e il popolo, altrimenti doveva essere censurato


Torna su

Indice del libro

La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo

  1. Lo specchio
  2. Il pozzo
  3. Figlio della Lupa
  4. L'allarme
  5. La campagna
  6. L'alabero del fico
  7. Gli animali
  8. La città
  9. La classe

  1. Le parole
  2. I libri
  3. La guerra
  4. I bombardamenti
  5. Le tenebre
  6. La paura
  7. La disfatta
  8. L'occupazione
  9. La fame
  10. La liberazione
  11. La battaglia
  12. L'alba di un mondo nuovo


Torna su

Torna alla Homepage

I.P.S.S.C.T.S.P. "Francesco Datini"
Via di Reggiana, 26 59100 Prato (PO)
Tel: 0574 630511 - Fax: 0574 630411 - E-mail: ip@datini.prato.it