Progetto "Memoria"
Fascistizzazione: La propaganda

La storia ci insegna che i mezzi di comunicazione possono essere usati
per ottenere consenso politico. Infatti, col tempo, e specie negli anni
immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, il fascismo completò
la propria edificazione in regime totalitario,e ogni residua libertà
politica e sindacale venne a cessare.
Progressivamente il fascismo cercò di irreggimentare tutta la società
italiana al fine di ottenere assoluta obbedienza al suo Duce. Fu persino
cambiato il calendario numerando gli anni dall’inizio dell’era
fascista – 1922- e il fascio littorio divenne l’emblema dello
stato. Le giovani generazioni, con la riforma dell’istruzione non
avrebbero conosciuto altra ideologia all’infuori di quella voluta
dallo stato fascista.
Tuttavia, più che le idee, innovative furono le tecniche di condizionamento
con le quali i grandi interessi che stavano dietro l’ideologia e il
regime totalitario fascista che riuscirono a imbrigliare in una fitta rete
di coercizioni non solo i ceti medi ma anche il proletariato: la pubblicità,
i giornalini a fumetti, la radio e il cinema, le celebrazioni e le manifestazioni
di massa, i “dialoghi dal balcone” del Duce con il “popolo
italiano” radunato in piazza, la valorizzazione del lavoro manuale
attraverso le molteplici interpretazioni del Duce. I nuovi mezzi di comunicazione,
in primo luogo la radio, consentivano di raggiungere direttamente tutti
gli italiani nelle proprie case. I discorsi del Duce venivano trasmessi
simultaneamente nelle scuole, nelle officine,nelle piazze di tutto il Paese,
attraverso altoparlanti ed erano percepiti come veri e propri eventi a cui
si assisteva di persona. Ma un ruolo ancora più rilevante ebbero
gli strumenti di comunicazione visiva: il cinema,
la fotografia, i fumetti per la gioventù e le vignette satiriche,
le cartoline postali, la pubblicità e i manifesti.
La stampa fu progressivamente imbavagliata mediante censura, sospensioni
delle pubblicazioni, sequestri, allontanamento coatto di direttori non graditi
all’autorità. La pubblicità durante il fascismo, aveva,
quindi, uno stile piuttosto decisivo: il prodotto deve essere acquistato
perché italiano.
La forza del messaggio derivava da una duplice e complementare valenza:
quella pubblicitaria del capitale che traeva profitto dal mercato assistito
dallo Stato, e quella propagandistica del regime totalitario, che improntava
ogni aspetto della vita economica, sociale e culturale. Fin dal 1931 il
regime impartì alla stampa direttive molto precise, ingiungendo di
improntare ogni giornale a “ottimismo, fiducia e sicurezza nell’avvenire”
eliminando invece le “notizie allarmistiche, pessimistiche, catastrofiche
e deprimenti”. Si cominciava a segnalare nel dettaglio non solo quali
notizie dovevano essere censurate, ma soprattutto come si dovesse dare l’informazione:
“le fotografie di avvenimenti e panorami italiani dovevano essere
sempre esaminate dal punto di vista politico”.
Le immagini di Mussolini e dei gerarchi fascisti comparivano quasi tutti
i giorni, insieme a quelle delle “opere” e delle “realizzazioni”
del regime, altrettanto frequenti erano le illustrazioni che esaltavano
il combattivo ardore della nuova Italia fascista, la sua forza militare,
la sua prosperità economica, la sua dinamica energia e la sua laboriosità
indefessa, il suo senso di disciplina interna. Le disposizioni della stampa
costituivano uno strumento propagandistico culturale di fondamentale importanza
che toccava ogni aspetto della vita italiana e ne dettava i modelli comportamentali.
A partire dagli anni ’30 anche i fumetti si andavano fascistizzando
nei personaggi e nei soggetti, fino a raggiungere alla completa autarchia
delle storie nel 1938 – 1939, quando i popolari fumetti di importanza
americana ancora presenti vennero banditi drasticamente dalle pagine della
nostra stampa. Il Corriere dei Piccoli, Il Balilla, L’Avventuroso
e numerosi altri albi a fumetti seguirono disciplinatamente le direttive
del regime: comparvero, infatti, storielle per i lettori più piccoli
con strofette in versi che avevano per protagonisti vari giovinetti con
la divisa nera dei balilla, che durante le loro avventure beffavano i vari
avversari dell’Italia fascista. L’immagine del Duce era, comunque,
ormai onnipotente e onnipresente: Mussolini era fotografato mentre trebbiava
a torso nudo, fondava città con l’aratro, cavalcava focosi
destrieri, pilotava bimotori o veloci automobili da corsa. Ma il documento
fotografico doveva anche comprovare il rapporto d’amore e di identificazione
tra il Duce e il popolo, altrimenti doveva essere censurato
Indice del libro
La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo