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Progetto "Memoria"


Memoria letteraria

Introduzione:

Il rapporto tra il libro di Asor Rosa e la “memoria storica” è fondamentale: nel senso che l’autore fa diretto riferimento solo ad alcuni eventi chiave del ventennio fascista, ma si capisce fin dall’inizio che il romanzo si sviluppa su un sottinteso retroterra storico – politico, con cui, noi studenti, dobbiamo inevitabilmente “fare i conti”.
Necessario, quindi, “ricostruire” (seppur sinteticamente) il “panorama” italiano e internazionale che fa da sfondo al romanzo.

Cos’è la memoria?

“L’alba di un mondo nuovo” è stato in qualche modo il frutto di quella “facoltà più singolare della mente umana” ovvero la Memoria.
Alberto Asor Rosa dedica un ampio preambolo a questo tema, così complesso, affascinante e sempre di attualità che purtroppo viene spesso banalizzato e “dimenticato”. Partendo da una delle sue frasi “l’uomo dipende dalla memoria” si possono aprire innumerevoli chiavi interpretative. Innanzitutto, quando si parla di memoria, ci troviamo di fronte a qualcosa di inspiegabile, o come scrive Asor Rosa di “inesplicabile”, ma anche di “inesauribile”, di “incoercibile e insopprimibile” e di “non intenzionale”, di “consolatorio” e “pereunte”. E’ intorno a queste caratteristiche, a questi aggettivi che Asor ha cercato di spiegare a noi, ma forse prima a se stesso, cos’è la memoria e qual è il significato del ricordo.
E’ affascinante scoprire quanto sia complicato descrivere e capire qualcosa che ha sempre fatto parte di noi, perché la memoria è identità e conoscenza totale. Noi non ce ne rendiamo conto o forse non abbiamo mai provato a pensarci, ma il nostro io attuale e contemporaneo non è nient’altro che l’insieme di ciò che eravamo, di ciò che siamo e di ciò che saremo. Per questo, attraverso lo scorrere degli anni, accumulando esperienze possiamo diventare e continuare ad essere “un individuo molteplice” grazie, in particolar modo, alla memoria così infinita e in perpetua autoriproduzione.


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Pensiero e ricordo

Asor Rosa riesce a capire, anche attraverso esperienze e sensazioni personali, la sottile e importante differenza fra il pensiero e il ricordo o contemplazione. Mentre il primo tende ad essere razionale e volitivo, la memoria non intenzionale, e quindi il ricordo, ha la capacità di scorrere in avanti e in dietro provocando un senso di liberazione e cambiando il modo di porsi di fronte alla vita. Asor Rosa parla anche di “beneficio della memoria”: ricordando, oltre a rivivere due volte la propria vita, tendiamo inconsciamente a focalizzare solo momenti belli e piacevoli. La memoria, quindi, è in qualche modo selettiva, diventando da un lato favorevole, ma dall’altro, se si affianca il ricordo allo scrivere, logoratrice.


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Il tempo e la memoria

Parlando di memoria, inoltre è impossibile non riflettere sul tempo e il loro rapporto. “Il tempo della memoria” viene presentato da Asor Rosa come qualcosa di circolare e infinito, un concetto che si può spiegare riportando una frase del preambolo “è singolare quanto il ricordo dell’inizio prenda vigore dalla percezione della fine”.


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Il ruolo della memoria nella letteratura

Il tema della memoria è stato affrontato nel corso della storia della letteratura da molti artisti famosi, alcuni dei quali citati anche dallo stesso Asor Rosa all’interno del suo preambolo.

“Il tempo della memoria” : Nietzsche
La memoria nella poesia Maledetta e Crepuscolare
La memoria simultanea
Il nuovo romanzo e i suoi esponenti


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“Il tempo della memoria” : Nietzsche

Soffermandoci sul “tempo della memoria“ Asor Rosa cita il famoso “mito dell’eterno ritorno”, molto caro al decadente Fiedrich Nietzsche. Nato in Sassonia il 15 Ott. 1844 Nietzsche, affiancandosi alla filosofia, alla teologia, al pensiero di Schopenhauer, diventa un grande estremista e contestatore globale e radicale di tutti i valori. Affrontando le radici del suo pensiero nella riflessione sulla decadenza della civiltà occidentale, Nietzsche si lascia coinvolgere dagli impulsi irrazionali, unica via di salvezza per vivere a pieno una vita inevitabilmente tragica, ma da accettare. Nietzsche vuole creare una società nichilista, soffocando e polemizzando il pensiero religioso, cristiano e le teorie democratiche, evitando ogni forma di appiattimento della personalità di ogni individuo, attraverso il processo della “trasvalutazione dei valori”. In questo modo Nietzsche crea la grande figura dell’”oltreuomo” (Vebermensch), ovvero quell’uomo che si libera dalla tradizione, dal pesante “imperativo categorico” esaltando la propria volontà di potenza e di individualismo. E legato al pensiero dell’oltreuomo appare il tema dell’ “eterno ritorno dell’uguale”: il mondo non ha nessun scopo da perseguire bensì la necessità di affermare perpetuamente se stesso, come un circolo virtuoso da accettare e amare.


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…Maledetta

Il pensiero di Nietzsche si colloca in un periodo caratterizzato da orientamenti artistico-lettarario che si identificano nel cosiddetto “Decadentismo”.
Quest’ultimo è un fenomeno che si presenta non in modo unitario e definito, bensì come un ribollire di contraddittori atteggiamenti che, nel loro insieme, sono accomunati dalla denuncia della crisi della borghesia ottocentesca.
Il termine Decadentismo nasce in Francia dopo il 1880 e viene adottato in senso dispregiativo per indicare quel gruppo di poeti, che amavano definirsi “poeti maledetti”. A quest’ultimi appartenevano Paul Verlaine, Arthur Rimbaud e Stèphane Mallarmè che, sotto l’influenza di correnti di pensiero misticheggianti e irrazionalistiche, che si rifanno allo “Spleen” di Baudelaire, scelgono di dedicare la propria esistenza all’arte, trasgredendo ogni regola di vita.


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…Crepuscolare

Il tempo della memoria di Asor Rosa non è solo questo, perché, come possiamo leggere dal preambolo, la memoria sorge dalla luce del crepuscolo e quindi nel sentimento della malinconia. Come non ricollegare a questa immagine la poetica del crepuscolarismo, nata con Giuseppe Antonio Borghese che nel 1910 pubblicò un articolo su alcuni giovani poeti. “Si ricorda per allontanare la fine, si ricorda per tornare al principio”, così scrive Asor Rosa cogliendo in pieno il doppio significato del termine “crepuscolo” (fine ed insieme principio), che riassume in sé tutto il pensiero dei suoi esponenti. Questa corrente di pensiero tende ad esasperare uno stato d’animo scettico e deluso nei riguardi di speranze e ideali, un atteggiamento di rinuncia e stanchezza di vivere. In particolare, lo stesso Sergio Corazzini, poeta crepuscolare stroncato dalla tisi in giovane età, ci descrive nella poesia “ Desolazione del povero poeta sentimentale”, tratta dalla raccolta “Piccolo libro inutile”, la sua condizione di sofferente senza speranza, come un ingenuo e fragile fanciullo. I crepuscolari adottano una poetica e uno stile antitetico a quello di stampo dannunziano, limitandosi a raccontarci in modo chiaro e umile sentimenti, contornati da una sottile angoscia legata alla morte e ad un profondo desiderio di rifugiarsi nella memoria.


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La memoria simultanea

Asor Rosa ci parla della memoria come qualcosa di non lineare, bensì legato alla cosiddetta simultaneità. La memoria è quindi come una sorta di gomitolo che non può essere dipanato in modo sequenziale perché ricco di nodi e intrecci. Si tratta di una concezione del ricordo e della vita stessa, nata successivamente al decadentismo, quando tempo e spazio diventarono incerti e insicuri. Alla fine del XIX secolo si diffusero nuove e sconvolgenti teorie che portarono alla crisi dell’uomo europeo: il filosofo parigino Henry Bergson ridefinì il concetto di tempo, non più inteso come il susseguirsi regolare dei fatti, ma come durata più o meno breve a seconda dello stato d’animo; il famoso scienziato Einstein elaborò la teoria della relativizzazione per cui niente è più certo e in fine Sigmund Freud che scoprì il fantastico mondo dell’inconscio umano, culla inesplorata dell’irrazionalità.


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Il nuovo romanzo e i suoi esponenti

In questa nuova situazione, in questo nuovo modo di vivere un’esistenza fatta di tante diverse realtà, nacque il Nuovo Romanzo, di cui si fecero interpreti autori come Robert Musil, Virginia Woolf e James Joyce. Asor Rosa in merito a ciò scrive “Nessuno ha mai detto meglio di Virginia Woolf cosa sia la memoria e come agisca: “ la memoria è la cucitrice ed è capricciosa la sua parte. La memoria fa correre il suo ago su e giù, a dritta e a manca, di qua e di là. Non sappiamo mai quel che viene, né quel che segue poi. La memoria è inesplicabile”” e ancora “ nel ricordo io sono il mio di allora e il mio io di ora, ma in più c’è tutto quello che nel frattempo è trascorso: un individuo molteplice, che è al tempo stesso un uno (…). I tempi della vita sono passato, presente e futuro, il tempo della memoria è simultaneità. (…) La memoria è il tutto presente, cioè il non-tempo storico. Il tempo della memoria non è quello della storia, anzi, per più versi è il suo contrario perché va all’indietro invece di muoversi in avanti.”


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Gli autori della memoria:
V. Woolf e J. Joyce

Come sostiene A. Asor Rosa la memoria appare come un gomitolo il cui filo che lo compone porta al suo capo, nascosto nel cuore più profondo.
Virginia Woolf descrive con semplicità ciò che sostiene Asor Rosa. Per l’autrice la “memoria è inesplicabile” e difatti, ella ha dato vita a saggi letterari di grande rilievo ed è stata un’acuta interprete della condizione femminile.
Protagonista delle sue opere è il tempo, come “flusso” perpetuo che minaccia l’integrità della persona e la realtà dell’esperienza concreta.
L’autrice londinese registra nei “momenti” e nei “momenti d’essere” l’autenticità della vita.
Analogamente all’identità personale e al mondo esterno, è presente nei romanzi della Woolf la relazione tra il “momento” e il “flusso del tempo”. Inoltre, notiamo come ella rappresenta il divario tra tempo cronologico e tempo interiore, il primo ordinato e scaturito dal susseguirsi dei fatti, il secondo segnato dal libero flusso dell’ emozioni, e la memoria che lega i frammenti dell’esistenza racchiudendoli in un cerchio, destinato a frantumarsi di nuovo nell’istante successivo.
I romanzi della Woolf ,infatti, affrontano il problema di connettere i frammenti dell’esistenza entro il “cerchio d’acciaio” della poesia e della memoria. Sia Joyce che Woolf affrontano gli stessi problemi vissuti da Proust e da un’ intera generazione coinvolta in un grande sconvolgimento di valori.
Ella tratta queste tematiche con una sorta di eroismo, enfatizzato dal linguaggio utilizzato. Per quanto concerne James Joyce, come già anticipato precedentemente, assieme ad altri autori coevi, egli ha vissuto in un periodo di grande crisi di valori.
Grandi personaggi come Freud, Einstein e Bergson infatti avevano ribaltato ogni certezza che fino allora era esistita.
Lo studio della psiche, soprattutto dell’ inconscio, dello spazio (relatività) e del tempo ha condizionato e influenzato le scelte narrative di molti autori del primo novecento.
Notiamo come questi autori abbiano basato le loro opere sul recupero di ciò che li precedeva per “modernizzarlo”. I romanzi sono caratterizzati dal flusso di coscienza, ovvero il personaggio come l’uomo moderno esprime ciò che pensa come una impetuosa pioggia casuale senza legami logici.
Perciò sarà presente come tecnica narrativa il monologo interiore.


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La memoria nel Neorealismo: Cesare Pavese, Primo Levi

Cesare Pavese

Cesare Pavese è una delle più importanti ed emblematiche figure del campo letterario vissuta e formatasi nella condizione morale e psicologica delle due guerre.
Nel corso della sua vita (nacque nelle Langhe il 19 Sett. 1908) studiò lettere, si occupò di alcune riviste di spicco durante gli anni del fascismo e si appassionò alla letteratura americana, finché la notte del 26 Agosto 1950 non si suicidò.
Le opere di Pavese si accomunano tutte tramite un filo rosso conduttore: la MEMORIA. In particolare sui suoi scritti ritroviamo una vera e propria “poetica del realismo simbolico”, ovvero una continua ricerca di equilibrio fra realtà e simbolo. Quest’ultimo è in stretto rapporto con il “Mito”, una realtà simbolica appunto, che cela in sé una molteplicità di significati. Non a caso Pavese centra l’esistenza di ogni individuo sull’eterno ritorno al passato, alla memoria, al periodo della conoscenza mitica, ovvero all’infanzia.
“La luna e i falò” (1950) è l’opera che incarna tutta la sua poetica girando intorno a questi elementi:


Il MITO non inteso come un’illusione bensì come elemento reale e concreto che viene trasfigurato con il sentimento.


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Primo Levi


“…opporre l’ordine delle parole al caos e all’irrazionalità del mondo…”

Primo Levi nacque a Torino nel 1919 da una famiglia di origine ebraica e in seguito all’emanazione delle leggi razziali del 1938 iniziò a subire le prime persecuzioni fino all’arresto nel Dicembre 1943; prima avviato al campo di concentramento di Fossoli circa un mese dopo fu deportato nei Lager di Auschwitz dai quali riuscì a salvarsi grazie alla sua laurea in chimica, alla conoscenza della lingua tedesca e grazie a una provvidenziale scarlattina.
La vita di Primo Levi fu profondamente segnata dall’orribile esperienza nei Lager, che gli causò molte difficoltà nel reinserimento all’interno della società e della famiglia. Fu così che Levi si sfogò definitivamente sulla letteratura, come una sorta di auto-purificazione dell’anima per dare una spiegazione alla cause morali e psicologiche che hanno provocato questo impensabile fenomeno.
L’opera più significativa che rispecchia l’orrore provato da Primo Levi è il famoso libro “Se questo è un uomo”, pubblicato nel 1947. La stessa tecnica narrativa, che alterna crude descrizioni a profonde riflessioni, riproduce perfettamente al lettore la condizione fisica e morale dei deportati.
Altrettanto significativa è la poesia-epigrafe riportata senza titolo all’inizio del libro, pubblicata precedentemente in Osteria di Brema (1975) con il titolo “Shemà”, orazione fondamentale degli ebrei.


La poesia scritta da un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza tragica dell’olocausto, si presenta al lettore con le seguenti caratteristiche:


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