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Progetto "Memoria"


La liberazione

Fosse Ardeatine

“Sullo sfondo, lungo la parete, s’aprivano due - tre grandi cavità oscure… Da quelle cavità un fitto via vai di persone… Il puzzo della morte, quando è particolarmente forte, si materializza, si fa corposo, si può toccare,diventa esso stesso una creatura vivente, una forza della terra. ”
Pag. 276

Lapide entrata Fosse Ardeatine
La lapide che si trova sul luogo del massacro delle Fosse Ardeatine

Il 23 marzo 1944 in un’azione di guerra a Roma in via Rasella, un gruppo di partigiani dei Gap uccideva 33 soldati del battaglione Bozen e ne feriva 38 facendo scoppiare una carica esplosiva e attaccando la colonna nemica con armi automatiche e il lancio di bombe da mortaio leggere. Accuratamente preparata, l’azione colpiva uno dei battaglioni specializzati in azioni di rappresaglia e faceva seguito a una serie di massacri perpetrati nei mesi precedenti dai tedeschi nelle zone intorno alla capitale ai danni di persone innocenti, spesso donne, vecchi e bambini.In seguito all’azione partigiana Hitler comunicò che Roma doveva essere interamente distrutta e tutta la popolazione deportata, ma subito dopo rettificò che per la vendetta sarebbe stato sufficiente radere al suolo l’intero quartiere nel quale si era svolta l’azione. Infine Kesselring e il comandante della piazza di Roma, Kurt Maeltzer, stabilirono le modalità della rappresaglia: dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso. L’ eccidio avvenne immediatamente e fu affidato al colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke: il giorno dopo l’azione partigiana, 335 uomini furono uccisi alle fosse Ardeatine, ciascuno con un colpo alla nuca. La maggior parte delle vittime venne prelevata dal carcere di Regina Coeli e dal comando di via Tasso, cinquanta furono scelte e consegnate dal questore fascista Caruso.

Entrata delle Fosse Ardeatine
L’entrata delle Fosse Ardeatine


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L’operazione Shingle

Mappa dei piani di sbarco
Mappa dei piani di sbarco

Il 25 dicembre Churchill e Roosevelt pianificano a Cartagine l’operazione Shingle più comunemente conosciuta come lo sbarco ad Anzio. Progettato per il 20 gennaio, lo sbarco viene effettuato due giorni dopo alle ore 2.00 ma ciò che il leader inglese voleva gettare sulle spiagge laziali (ovvero un gatto selvatico) si rilevò ben presto una balena arenata. Lo scopo dell’offensiva americana era quello di tagliare le più importanti vie di comunicazione ai tedeschi ma per capire l’importanza che gli americani che gli anglo – americani diedero a questa operazione bisogna soffermarci sulla preparazione allo sbarco: la popolazione locale venne fatta sfollare addirittura dal settembre ’43 e portata in una baraccopoli appositamente costruita; le acque del tirreno furono ripulite; furono individuate con precisione le postazioni nemiche e cinque giorni prima (il 17 gennaio) violenti bombardamenti “prepararono” il territorio all’invasione americana. All’inizio gli americani ebbero vita facile con i tedeschi, dato che quest’ultimi non si aspettavano un’operazione del genere, e riuscirono a conquistare terreno prezioso; ma la storia si ripete e inspiegabilmente, come fece l’armata bianca nella guerra civile contro l’armata rossa, fermarono la propria avanzata permettendo così ai propri nemici di organizzarsi. Questo sarà un errore fatale che rallenterà ulteriormente la liberazione dell’intera Italia. I tedeschi riusciranno a bloccare gli alleati; non solo, il loro contrassalto era teso a ributtarli in mare e parzialmente ce la fecero. A complicare ulteriormente le cose agli anglo – americani c’era il tempo: le incessanti piogge avevano reso il terreno un acquitrino ed era impossibile avanzare.
I tedeschi erano decisi a sfondare a tutti i costi le linee americane ma sprecarono le proprie energie inutilmente in quanto le forze anglo – americane, anche se in difficili condizioni, erano supportate dall’aviazione militare e dai rinforzi provenienti dai più disparati paesi: Canada, Nuova Zelanda,… .
Il 23 maggio 1944 inizia l’operazione finale e decisiva: l’operazione Buffalo. Le forze anglo – americane riescono in pochi giorni a conquistare cittadine strategicamente importanti (Cisterna e Aprilia per esempio) anche grazie alle precedenti preparazioni d’artiglieria. L’esercito tedesco di fronte alle continue sconfitte comincia a ritirarsi: la strada per arrivare a Roma è aperta.
Il 4 giugno le truppe americane entrano nella capitale; ai lati delle strade uomini e donne li abbracciano festanti e riconoscenti. Il calore della città avrà esito positivo sulle truppe alleate ma quest’ultime dovranno lasciare Roma per liberare il centro – nord del Paese: ci metteranno un anno.


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Sbarco ad Anzio

“… non si faceva che parlare dello sbarco, che effettivamente era avvenuto lungo la costa tirrenica, forse a Nettuno, forse ad Anzio, paesi dove i romani andavano da tempo immemorabile a fare i bagni ed erano perciò a tutti ben noti. …”
Pag. 242

Gli anglo – americani si preparano per lo sbarco
Gli anglo – americani si preparano per lo sbarco

Un mortaio americano nel corso della battaglia di Montecassino
Un mortaio americano nel corso della battaglia di Montecassino

Gli alleati si apprestano ad avanzare verso Roma
Gli alleati si apprestano ad avanzare verso Roma

L’avanzata finale delle truppe americane a Roma
L’avanzata finale delle truppe americane a Roma

La fine della guerra in Italia

La liberazione del settentrione ha avuto tempi molto lunghi soprattutto per due motivi: la forte caparbietà dei tedeschi che cercavano di difendere le loro posizioni nel nord dell’Italia, nonostante la continua avanzata degli anglo – americani, e la presenza dei “repubblichini” ovvero i seguaci di quel Mussolini che, liberato dai tedeschi sul Gran Sasso dove era stato confinato, aveva fondato insieme ai nazisti la Repubblica Sociale di Salò che aveva il compito di reprimere l’azione dei partigiani.
Proprio quest’ultimi hanno aiutato concretamente gli americani compiendo azioni di rappresaglia contro gli occupanti subendo però ingenti perdite e carneficine di massa che vedevano protagonisti in negativo anche i civili (Fosse ardeatine).
Il 25 aprile 1945 l’Italia è completamente liberata, tre giorni dopo Mussolini, che stava tentando di scappare con l’amante in Svizzera, viene catturato a Dongo dai partigiani e fucilato all’istante. Il suo corpo verrà esposto a piazzale Loreto davanti ad una folla inferocita.


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Il dopoguerra politico

All’indomani della Liberazione, le forze politiche che avevano dato vita ai Comitati di Liberazione Nazionali (C.L.N.) e portato avanti la Resistenza si imposero definitivamente come protagonisti della vita politica italiana assumendosi il compito di risolvere il problema istituzionale e di realizzare la ricostruzione del Paese.
Il quadro politico risultò caratterizzato innanzi tutto da partiti di massa, che, per l’estensione della loro rete organizzativa e il numero degli iscritti diventarono i principali attori della politica nazionale.
Tali si presentarono, nell’immediato dopoguerra, il PSUPI; il P.C. I., e la D.C. .
Il PSUPI (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), guidato da Pietro Nenni, era un partito a base operaia e contadina cui non mancava però anche un certo consenso da parte della piccola borghesia. Al suo interno si opponevano due tendenze: quella rivoluzionaria e quella riformista facendo rivivere lo storico travaglio della passata vita del socialismo italiano. Il PCI (Partito Comunista Italiano) guidato da Palmiro Togliatti, era stato il principale protagonista della lotta clandestina al fascismo prima e della Resistenza poi.
Diversamente dai partiti comunisti sorti sul modello sovietico, non puntava alla presa del potere con metodi rivoluzionari e alla instaurazione di una società socialista. ma all’attuazione di un programma di “democrazia progressiva” fondato su riforme strutturali, programma che avrebbe dovuto consentire un superamento del capitalismo.
La DC (Democrazia Cristiana), erede del Partito Popolare di don Sturzo, era guidata da Alcide De Gasperi e aspirava a rappresentare le masse cattoliche. Il suo indirizzo programmatico si fondava sulla dottrina sociale del cattolicesimo e su una concezione della società di tipo solidaristico e interclassista, mirante a conciliare mercato ed equità sociale attraverso un moderato riformismo.Vi erano poi i partiti minori. Il PLI (Partito Liberale Italiano) si presentava come l’erede dei vecchi raggruppamenti liberali prefascisti e annoverava tra i suoi dirigenti figure di elevata statura morale e culturale quali il filosofo Benedetto Croce e l’economista Luigi Einaudi.
Il Partito d’Azione si proponeva come una formazione liberal – socialista (diversi suoi esponenti provenivano dal movimento “Giustizia e Libertà). In esso militavano alcuni tra i più prestigiosi capi della Resistenza come Ferruccio Parri e numerosi intellettuali antifascisti. Il fatto che non riuscì a darsi una base di massa e che risultò penalizzato da una serie di contrasti interni tra l’anima liberale e quella socialista determinò la sua breve esistenza (scomparve nel 1947): alcuni esponenti entreranno nel Partito Socialista, altri nel Partito Repubblicano che si presentava come il continuatore della tradizione mazziniana e il portatore dei valori della democrazia laica.
Vi era infine un’area politica di destra, ostile ai nuovi assetti emergenti nel Paese: essa comprendeva: gruppi monarchici, nostalgici del passato regime fascista che nel dicembre del 1946 si riorganizzarono fondato il MSI (Movimento Sociale Italiano) e il Movimento dell’Uomo Qualunque che, attraverso una rozza critica al sistema dei partiti in quanto tali e il parlamentarismo, puntavano ad attaccare i partiti antifascisti del CLN, accusati di voler imporre il loro predominio. Il movimento incontrò un notevole quanto effimero successo (già nel 1947 era in declino).
Sulla scena vi erano poi forze che, pur non rivestendo istituzionalmente un ruolo politico, erano in grado di influire sull’evoluzione degli assetti del paese (Confindustria, CGIL, Chiesa Cattolica).


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Indice del libro

La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo

  1. Lo specchio
  2. Il pozzo
  3. Figlio della Lupa
  4. L'allarme
  5. La campagna
  6. L'alabero del fico
  7. Gli animali
  8. La città
  9. La classe

  1. Le parole
  2. I libri
  3. La guerra
  4. I bombardamenti
  5. Le tenebre
  6. La paura
  7. La disfatta
  8. L'occupazione
  9. La fame
  10. La liberazione
  11. La battaglia
  12. L'alba di un mondo nuovo


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