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Progetto "Memoria"


Fascistizzazione: La letteratura

Copertina de "Il primo libro del fascista"

L’elaborazione e diffusione della cultura durante il fascismo è stata assai dura, in quanto le attività antifasciste, inizialmente mal tollerate, erano duramente represse; rimane comunque indecifrabile il totalitarismo fascista perché oltre a concedere ampia libertà alla ricerca artistica e alla sperimentazione, purché rimanesse in ambiti ristretti, consentì una pubblicità fascista che celava spinte ribellistiche e libertà al fine di tener viva la praticabilità della ribellione contro la “Rivoluzione Fascista”.
Nel primo dopoguerra, in seguito alla conferenza di pace, i nazionalisti italiani iniziarono a parlare di “vittoria mutilata”, creando e alimentando risentimenti e malcontenti. Ma questo non fu l’unico problema , perché durante la guerra si sviluppò un nuovo senso di consapevolezza fra i contadini e gli operai, che esigevano quelle terre e quelle riforme sociali promesse, e una totale confusione fra gli ex-ufficiali della piccola-media borghesia. Proprio di questi temi Mussolini e il suo movimento “fasci di combattimento” (fondato nel 1919) cercherà di farsi interprete per scalare la vetta del potere. Mussolini volle dominare globalmente la società italiana, tentando di penetrare in ogni manifestazione della vita degli italiani e di orientarli in un preciso senso. Prima della promulgazione delle Leggi eccezionali del 1926 le riviste diventarono i più importanti palcoscenici per la divulgazione di idee e posizioni ancora abbastanza libere di circolare.
Furono molti i rapporti tra il regime, i letterati e gli artisti, che aderirono a questa ideologia per poter proseguire gli studi e le loro attività artistiche. Per esempio fu ideatoli “giuramento di fedeltà al regime “ da parte dei docenti universitari al quale solo in dodici non aderirono. Questo non significa piena sottomissione al fascismo, ma piuttosto si trattava di una formale adesione, di comodo per mantenere il posto di lavoro.
Con il consolidarsi del regime si rafforzò anche la propaganda, che mirava ad addomesticare le correnti culturali, contrastanti l’opinione pubblica, e procedeva così nell’opera di fascistizzazione delle masse.
I mezzi utilizzati dal partito nazionale fascista furono soprattutto le organizzazioni che ruotavano intorno ad esso e l’uso dei media. Radio, cinema e cartelloni diffondevano ossessivamente messaggi e immagini del duce.
Verso la metà degli anni venti, quando il regime ancora non aveva soppresso tutte le critiche verso il fascismo, il dibattito culturale aveva ancora un ruolo di libero confronto intellettuale. Il confronto dà vita ad una pluralità di tematiche tra cui la cultura e la politica (la tradizione nazionale e l’apertura alla modernità), e la natura del fascismo, considerata da un lato rivoluzionaria, autoritaria e reazionaria dall’altro.
Inizialmente prevale il “fascismo di sinistra” che incarna posizioni antiliberali e antiborghesi e insiste su temi come il patriottismo e la “rigenerazione morale”. “Il selvaggio”, rivista fondata da Mino Maccari dopo il delitto Matteotti, cantava una “rivoluzione fascista” con una spiccata insofferenza verso il moderatismo sociale del regime.

Pagina del "Il selvaggio"

“Il Selvaggio” è il periodico politico letterario del movimento di strapaese, termine per indicare la realtà paesana, ma decisa e violenta patria del fascismo. L’azione e l’impegno di questo periodico rivendicavano la continuazione della rivoluzione provinciale fascista per trasformare e moralizzare il paese.
Per molti la “rivoluzione fascista”fu tradita dal suo conformismo. E fu per questo che “Il Selvaggio” assume un atteggiamento polemico contro il conformismo politico, letterario e artistico, contro la corruzione e il perbenismo fascismo. Questa rivista, che non si oppone al fascismo ma è solo anticonformista (di fronda), utilizza come armi letterarie la satira, il paradosso, il romanzo fantapolitico.
Altra rivista ostile alla civiltà moderna è “L’Italiano” fondata da Longanesi. Durante i primi anni del fascismo, alcune voci antifasciste potevano ancora esprimersi, come quella di Piero Godetti. Egli, dopo la forzata chiusura del suo giornale “Rivoluzione liberale”, fondò la rivista culturale e letteraria “ Il Baretti” dal nome di Giuseppe Baretti, un polemista che tentò di provincializzare la cultura italiana del tempo coevo.
Godetti si richiama alla cultura illuministica, avviando una riflessione seria e pacata. Ma la voce più autorevole nel panorama della cultura antifascista è quella di Benedetto Croce. Inizialmente Croce assunse un atteggiamento di attesa nei confronti del fascismo poiché egli sperava in un trionfo del liberismo.


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Nel 1925 Croce, in risposta al "Manifesto degli intellettuali fascisti" redatto da Gentile, pubblicò il "Manifesto degli intellettuali antifascisti" nel quale lottava per la piena autonomia dell'arte e condannava il fascismo in nome dei valori liberaldemocratici. Ma interventi come quelli di Godetti, Croce e Gramsci furono messi a tacere con l'istituzione del Tribunale speciale avvenuta nel 1926. Si affermarono quindi periodici ufficiali come "Educazione fascista", "Civiltà fascista" e "Critica fascista". Riuscirono pertanto a sopravvivere riviste letterarie come "Solaria" e "Frontespizio" che camuffando le loro posizioni antifasciste, mantennero posizioni di estraneità e distacco nei confronti del regime. La rivista "Solaria" sosteneva idee più avanzate nel recepire le innovazioni della cultura europea e americana (Eliot, Joyce, Hemingway,Rilke,Gide) e valorizzò illustri autori italiani come Svevo e Saba, utilizzando un tipo di prosa estremamente calibrata e raffinata, una prosa d'arte nobilitata da una sorta di "aurea poetica". "Il frontespizio" vide la formazione di alcuni poeti dediti all'ermetismo. In campo prettamente letterario, come precedentemente accennato, il regime si organizzò allo scopo di attirare a sé la maggioranza degli intellettuali di quel tempo, ma non riuscendo fino in fondo a creare un consenso e un appoggio forte e omogeneo. Infatti, molti degli scrittori che decisero di avvicinarsi al regime continuarono in qualche modo a portare avanti le proprie posizioni, cercando di sostenere la sacra libertà del loro mestiere. Dopo il 1926, la letteratura si rifugia nel culto della squisitezza stilistica e della "bella pagina" e nel gusto per la rievocazione memoriale. Fra i romanzi che descrivono la realtà sociale del tempo dobbiamo citare "Gli indifferenti" di Moravia e "Fontamara" di Silone. Il romanzo di Moravia, mal tollerato dal regime, racconta l’atmosfera cupa di una famiglia borghese che contrasta con l’immagine della "famiglia sana" propagandata dal fascismo. In particolare il protagonista Michele, del tutto inetto al tentativo di ribellione, non corrisponde ai valori di energica virilità valorizzati dal regime.
Molto più esplicita fu la critica sociale di Fontamara, che infatti potè essere pubblicato solo all’estero. Questo romanzo denunciava la violenza e il carattere di classe del fascismo.
Sicuramente certi aspetti del fascismo riprendevano realtà preesistenti ed elaborate da intellettuali appartenenti a correnti letterarie come gli "arditi" o i "futuristi". Per i primi sono da ricordare Mario Carli, che scrisse "il ritratto dell'ardito-futurista" o Roberto Farinacei, uno dei più violenti e sanguinari gerarchi fascisti, che scrisse "Storia del fascismo" (1940). Ma il vero padre dei futuristi, l’ideatore dei loro manifesti fu Marinetti, che portava avanti le sue idee di anarchia incendiaria, fautrice della violenza e dell'aggressione, nei quali approda il fascismo.
Certo non fu assolutamente da meno l'intramontabile esteta Gabriele D’Annunzio che, dalle innumerevoli opere e, in particolare in alcune parti de "Le vergine delle Rocche" vengono esaltate la bellezza e la violenza del "Superuomo".

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Indice del libro

La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo

  1. Lo specchio
  2. Il pozzo
  3. Figlio della Lupa
  4. L'allarme
  5. La campagna
  6. L'alabero del fico
  7. Gli animali
  8. La città
  9. La classe

  1. Le parole
  2. I libri
  3. La guerra
  4. I bombardamenti
  5. Le tenebre
  6. La paura
  7. La disfatta
  8. L'occupazione
  9. La fame
  10. La liberazione
  11. La battaglia
  12. L'alba di un mondo nuovo


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