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Progetto "Memoria"


Fascistizzazione: Il Cinema

Foto  anni '30 gruppo persone davanti al cinema

Due dittatori con concezioni della politica diverse (uno di destra e uno di sinistra) ma con in comune l’uso massiccio della settima arte come strumento di propaganda. L’importanza che Mussolini e Lenin danno al cinema è provata dalla nascita di numerosi organi preposti allo sviluppo dell’industria cinematografica durante la loro dittatura (nel caso di Lenin, che morirà nel 1924, la sua predisposizione al cinema verrà raccolta dal successore; Stalin).
Durante il ventennio fascista nasceranno tre istituzioni molto importanti che tutt’oggi sono presenti: il Centro Sperimentale di Cinematografia (che serviva a formare i giovani che vogliono intraprendere la strada della cinematografia); il LUCE (L’Unione Cinematografica Educativa; che aveva il compito di pubblicizzare i propri prodotti e di fare propaganda) e la Mostra del Cinema di Venezia (che proiettava a livello internazionale l’immagine dell’Italia fascista).
Per cercare di contrastare il potere di Hollywood, ma anche per proteggere i propri film ostacolando l’entrata di pellicole straniere, furono creati nel 1937, per volere di Carlo Roncoroni, gli stabilimenti di Cinecittà che rappresentarono non solo un luogo di lavoro ma anche di mondanità dove i gerarchi fascisti si ritrovavano con le loro amanti

Cinecittà nei primi due anni di guerra sforna a ripetizione film che hanno il compito di infondere ottimismo nel paese ma dopo l’arresto del Duce (luglio 1943) gli studi romani seguiranno il destino di una nazione in guerra. Tuttavia Cinecittà rimase, e rimane ancora oggi, uno dei centri di produzione cinematografica più importanti in Europa.
I registi dell’epoca trovandosi di fronte ad un governo così autoritario che impone certi canoni ai film, come la celebrazione degli eventi di regime oppure la virilità e l’eroicità degli squadroni punitivi, sono costretti a scegliere due strade: una è quella della commedia rosa, l’altra è quella di abbracciare gli ideali del fascismo. Tuttavia il cinema “controcorrente” esisteva; due registi che si affacciavano in quel periodo e che si sarebbero fatti strada, Luchino Visconti e Vittorio De Sica, rappresentavano le famiglie italiane in crisi come specchio della situazione nazionale.
Per quanto riguarda lo spettacolo tradizionale bisogna citare il teatro dialettale da cui nascono i film di Camerini (ovvero la poetica del “sottovoce”). Le sue opere rappresentano la vita delle persone che ambiscono a qualcosa ma comunque sono storie che non fanno molto riflettere come per esempio “Gli uomini che mascalzoni” (1932).

Di genere completamente opposto sono i film di Gallone, come “Scipione l’Africano” (1937), che seguono il film epico e quindi sono film in costume. Accanto a queste due grandi correnti si sono sviluppati anche filoni secondari come il cinema dei telefoni bianchi (storie molto sdolcinate che servivano a far sognare il pubblico femminile), il cinema così detto colto (come il film “Piccolo mondo antico” di Soldati) e il cinema che si rifaceva alla scuola francese.
Il cinema del ventennio ha prodotto molti film di qualità discutibile ma che ci possono dare una perfetta testimonianza dell’Italia dell’epoca, esso rappresenta l’ultima era di un cinema superficiale che stava per lasciare il posto ad un cinema più introspettivo e “reale”; il cinema del neorealismo che ha come primo e principale esponente il film di Roberto Rossellini Roma città aperta (1945). Da questo momento in poi il cinema mondiale non sarà più lo stesso.


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Esempio di film fascista: “Vecchia Guardia”

Scheda del film “Vecchia Guardia”

Paese: Italia
Anno di produzione: 1935
Durata: 85’
Regia: Alessandro Blasetti
Montaggio: Ignazio Ferronetti
Fotografia: Otello Martelli
Sceneggiatura: Giuseppe Zucca, Alessandro Blasetti,
Leo Bomba, Guido Albertini
Interpreti: Franco Brambilla (Mario Cardini); Gianfranco Giachetti
(il babbo di Mario); Mino Doro (il fratello di Mario); Maria Puccini
(la mamma di Mario); Barbara Monis (la maestra di Mario);
Graziella Antonelli (la sorella della maestra) ed Ugo Ceseri
(Marcone, un amico di Mario).

Brani tratti dal film “Vecchia Guardia”

Brano audio/video Primi scontri tra i fascisti e gli scioperanti

Brano audio/video I fascisti somministrano l’olio di ricino agli scioperanti

Brano audio/video I fascisti si riuniscono per sedare gli scioperi

Brano audio/video Il corpo di Mario viene riportato in paese dopo gli scontri con i rossi

Brano audio/video I fascisti della zona si riuniscono per andare a partecipare alla Marcia su Roma


Breve recensione del film


Il film di Blasetti viene girato in un periodo in cui la dittatura fascista si è ormai ben radicata in Italia anche grazie alla massiccia propaganda passata sugli schermi cinematografici. “Vecchia Guardia” ha lo scopo di celebrare gli squadroni fascisti punitivi che hanno imperversato nella parte iniziale del ventennio fascista e proprio per questo il film si svolge nella seconda metà dell’Ottobre 1922, alla vigilia della marcia su Roma, in un paese dell’Italia centrale. La situazione politico – sociale della nazione non è serena, il Paese è invaso da una serie di scioperi a catena e si assiste al disfacimento delle istituzioni liberali post – giolittiane.
Mario è un ragazzino di circa 10 anni che prova una sincera ammirazione per Roberto, suo fratello e capo dello squadrone fascista della zona. I problemi iniziano quando nel manicomio del paese, gestito dal loro padre, gli infermieri aderiscono a uno dei tanti scioperi in atto in Italia riuscendo così a rompere “l’equilibrio” paesano. Così in mancanza di una forte presenza delle autorità locali (come la polizia e il sindaco), i fascisti si prefissano lo scopo di riportare l’ordine, ovviamente a modo loro Molte volte le camice nere si scontrano con gli scioperanti del “Poggetto”, ovvero i rossi, ma proprio alla resa dei conti viene ucciso Mario che ormai era diventato la mascotte dei fascisti della zona. Nonostante la grave perdita i neri vincono i rossi e raggiungono i loro “camerati” a Roma dove si terrà quella marcia che porterà il Duce al governo.
Il film si incentra soprattutto sulla tematica sociale che in quegli anni è quella dominante; in un’Italia agitata dalle proteste delle varie classi sociali. Blasetti decide di focalizzare il suo obbiettivo sul quel ceto medio che per primo ha dato il proprio appoggio al fascismo (lasciando un po’ in disparte i popolani e quindi i contadini) descrivendo la famiglia del dottore del paese. Lo sfascio dello Stato liberale viene descritto in modo molto forte; il sindaco e gli assessori non si preoccupano del loro ruolo istituzionale, anzi spendono il loro tempo in giro oppure a vendemmiare. E’ qui che entrano in gioco gli squadristi; il loro compito è quello di riportare l’ordine che la popolazione chiede a gran voce. I nemici storici (gli scioperanti – comunisti) appaiono come avvoltoi: la loro presenza si sente sempre alle spalle del paese; la loro ombra oscura a volte la vita serena della gente. Il film è molto asciutto e scarno: manca totalmente la componente musicale e molte volte le immagini così tetre e cupe ci fanno sembrare di assistere ad uno dei primi film cariche di suspance. Da notare infine che all’inizio del film c’è un discorso in tedesco (che presubilmente dovrebbe spiegare l’intento del film); esso potrebbe essere tradotto come uno dei primi segnali di avvicinamento alla Germania nazista in chiave culturale che poi sfocerà nell’anno dopo (1936) con l’intesa politica dell’asse Roma – Berlino.



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Roma città aperta

“Nella gente non c’era più in quei giorni la paura dei grandi bombardamenti, - forse perché Roma era stata proclamata Città aperta,- …”
Pag. 299

Scena con Anna Magnani di "Roma città aperta"Primo episodio della trilogia neorealista di Rossellini, “Roma Città aperta” è universalmente riconosciuto come un capolavoro, una sorta di film - simbolo del Neorealismo. Accolto freddamente in Italia, il film ebbe immediato successo all’estero vincendo a Cannes nel 1946; la scena della morte della Magnani/Pina rimane nell’immaginario collettivo tutt’oggi.

Scena con Fabrizi eMagnani di "Roma città aperta" Nella Roma del ‘43 e ‘44 si intrecciano le vicende di alcune persone coinvolte nella Resistenza. Durante l’occupazione, don Pietro protegge i partigiani e, tra gli altri offre asilo ad un ingegnere comunista:Manfredi. Nel frattempo Pina viene uccisa a colpi di mitra sotto gli occhi del figlio mentre cerca di impedire l’arresto del fidanzato impegnato nella lotta ai nazisti. Poco dopo anche Don Pietro e Manfredi verrano uccisi: il primo fucilato davanti ai bambini della parrocchia, il secondo sotto torture inflittegli dai tedeschi per ottenere i nomi dei suoi compagni della resistenza.


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Indice del libro

La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo

  1. Lo specchio
  2. Il pozzo
  3. Figlio della Lupa
  4. L'allarme
  5. La campagna
  6. L'alabero del fico
  7. Gli animali
  8. La città
  9. La classe

  1. Le parole
  2. I libri
  3. La guerra
  4. I bombardamenti
  5. Le tenebre
  6. La paura
  7. La disfatta
  8. L'occupazione
  9. La fame
  10. La liberazione
  11. La battaglia
  12. L'alba di un mondo nuovo


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