Progetto "Memoria"
Fascistizzazione: L'Architettura

In Italia, in quel tempo si sviluppa il concetto di "arte di propaganda"
che investì anche l’architettura. Mussolini cercò di
promuovere, insieme ad Hitler e Stalin, un’architettura "imperiale"
ispirata alla Roma dei Cesari e volle lasciare una chance che mantenesse
al partito la sua iniziale facciata avanguardistica.
Mussolini vide perciò nel futurismo e nell’architettura razionale
una sorta di fiore all’occhiello per un partito rivoluzionario. Questo
creava un po’ di problemi tra gli architetti “razionali"
che progettavano, sulla spinta dei molti concorsi, secondo razionalità
e classicità. Tra questi spiccano nomi come Marcello Piacentini,
Giovanni Muzio, ecc… .
Marcello Piacentini, in tutto il suo lavoro, fino agli anni ’20 ha
sempre mirato “ alla purificazione del superfluo". Nel 1921,
l’architetto romano, dirige la rivista “architettura e arti
decorative" che diverrà l’organo del sindacato nazionale
architetti fascisti. Inizialmente Piacentini si impegnava a mediare le richieste
innovatrici dell’architettura del Movimento Moderno e l’accademismo
fascista imperante, poi l’architetto scelse la terza via: quella del
classicismo denudato dalle decorazioni.
Nel 1931 egli da vita al RAMI (raggruppamento architetti moderni italiani)
opponendosi così all’architettura razionale. Successivamente
nel 1932 Piacentini, coinvolgendo molti architetti, dava inizio su incarico
di Mussolini alla progettazione della città Universitaria di Roma.Altri
progetti dello stesso Piacentini sono "il Palazzo delle Nazioni Unite"
di Ginevra (1927), la "chiesa del Cristo Re", il "foro Mussolini",
la "Via del Rinascimento", la "Piazza Augustea", e ministeri,
sedi bancarie e palazzi di giustizia. Il palazzo di giustizia di Milano
è un esempio simbolico di architettura del regime. Questo è un edificio
squadrato, monumentale. L'ingresso è preceduto da una scalinata e da un
ordine di colonne a base quadrata, l' esterno è rivestito di marmo sul quale
spiccano massime in latino. Inizialmente il palazzo, nella semplicità delle
linee, risponde ai canoni del razionalismo. In realtà è un edificio
poco funzionale con enormi corridoi e piccole aule. All'interno sono presenti
opere decorative di vario genere sul tema della giustizia. Quando fu terminato
le polemiche su queste opere (il duce tra i giudicabili, personaggi della
storia ebraica, figure nude, ecc...) non ne permisero l'inaugurazione e
le pareti furono coperte da tendoni. Al concorso per la stazione ferroviaria
Santa Maria Novella di Firenze (1932) Piacentini fece prelevare il progetto
del gruppo di architetti toscani guidato da Giovanni Michelucci. La modernità
della soluzione della stazione è stemperata dalla presenza di stilemi classici
e dalla scelta dei materiali, allo scopo di integrare un edificio in un
tessuto tradizionale e di alto spessore culturale. La pianta dell'edificio,
a forma di fascio littorio, configura un'immagine simbolica, sintesi di
passato, presente e futuro.
Indice del libro
La luce del crepuscolo
L'alba di un mondo nuovo